Il suono di una caduta è un film sulla morte che lega ogni cosa, un film che parla con il vuoto che c’è di là, un film che cerca di mostrarcelo.
Come si può filmare lo sgomento? Come si può filmare la morte? Come si può filmare un’inquietudine sottile che attraversa tutto il nostro essere? Come si può filmare ciò che pensiamo, senza quasi renderci conto di pensarlo? Mascha Schilinski – al suo secondo film, otto anni dopo Dark Blue Girl, passato alla Berlinale – ci prova. E ci riesce. Con un film attratto dal buio, dalla presenza misteriosa e ineliminabile della morte nella vita. Un film che ha il titolo paradossale di In Die Sonne Schauen: “guardare nel sole”. Uno stesso luogo, una fattoria nell’Altmark, nel nord della Germania. Tempi differenti: i primi anni del Novecento, il secondo dopoguerra, gli anni Settanta, i giorni nostri. Protagoniste, ragazze. Adolescenti, bambine, donne, vecchie. Gli uomini sono distanti. Possono decidere i destini di queste ragazze, con una stretta di mano. Ma non ascoltano, non capiscono, non amano. Vai all'articolo